E’
definita la malattia del secolo. Strisciante e subdola, colpisce nel segreto
dell’intimità umana e lascia tracce profonde. Una malattia a cui non piace il
palcoscenico, spesso sottovalutata dalla medicina tradizionale, eppure
altamente invasiva e drammaticamente attuale. E’ la depressione, che quando
colpisce lascia segni che vanno a stravolgere la vita di relazione degli esseri
umani. Il diffondersi sempre più evidente della depressione è evidente nei dati
del Rapporto Osmed 2014 diramati all'Aifa: nel nostro Paese il consumo di
antidepressivi è divenuto talmente ampio da costituire, a detta dei vertici
dell’agenzia, 'una delle principali componenti della spesa farmaceutica
pubblica'. Durante i primi 9 mesi del 2014, i nostri concittadini hanno acquistato
più antidepressivi, e contestualmente meno antibiotici e meno vaccini. Non c'è
da stupirsi: da tempo la rabbia e la depressione vengono individuati da enti di
ricerca e istituzioni quali fattori chiave della crisi sociale che stiamo
attraversando. Ciò che invece stupisce è che si continui a trascurare
l'opportunità di appropriatezza ed efficacia offerta dall'apporto di psicologi
e psicoterapeuti, le cui potenzialità vengono tuttora colpevolmente trascurate
dal Servizio Sanitario Nazionale. Eppure curare la depressione costa poco
rispetto ai costi diretti ed indiretti che genera.
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sabato 7 febbraio 2015
domenica 4 gennaio 2015
Spunta la sindrome di Munchausen, quando la mamma chiede attenzioni
La continua evoluzione della specie umana porta ad una
sempre più approfondita analisi della ricerca e della scienza. Ad esempio, è
recente la consapevolezza dell’esistenza di una nuova sindrome per secoli non
contemplata. Si tratta della cosiddetta sindrome di Munchausen, ossia la presa
in carico di un malessere di vivere da parte di alcune mamme che, richiamando
l’attenzione su presunte malattie dei propri figli, pongono su loro stesse i
riflettori diventando protagoniste indirette. Anche perché oggi essere
genitori, accettare cioè di mettere al mondo dei figli, è divenuto un peso e,
spesso, una sofferenza insostenibile a causa di almeno quattro decenni di storia
italiana in cui il concetto di “Famiglia”, e dei ruoli atavici che essa
rappresenta e contiene, è stato mistificato, demolito, frainteso, demonizzato e
reso vuoto di valore.
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