La notizia è da incorniciare. Prosegue, infatti, il calo
dei ricoveri in ospedale. Se nel 2013 erano scesi del 4%
rispetto al 2012, il trend continua anche nel 2014: ne sono stati effettuati
9.526.832, per un totale di 63.129.031 giornate, con una riduzione rispetto al
2013 di circa 315 mila ricoveri (-3,2%) e 1.184.000 giornate (-1,8%). Dati che
evidenziano i progressi della medicina capace di garantire un rapido decorso
post-operatorio a differenza dei tempi biblici di un tempo. E' quanto
illustrato nel Rapporto annuale sull'attività di ricovero ospedaliero
(Dati SDO 2014), a cura dell'Ufficio VI della D.G. programmazione sanitaria del
Ministero della salute. Il report analizza anche l’andamento nell’ultimo
decennio. Dal 2001 al 2006 l’andamento sostanzialmente
costante, intorno a 13 milioni di dimissioni e poco più di 11 milioni di
giornate, mentre a partire dall’anno 2007 si osserva una chiara e costante
diminuzione, ottenuta grazie alle politiche di riduzione dell’inappropriatezza
dell’ospedalizzazione, e di trasferimento ad altri setting assistenziali. Nel
2014 i valori si attestano su circa 9,5 milioni di dimissioni (il 27% in meno
rispetto ai 13 mln del 2001) e poco più di 63 milioni di giornate erogate.
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venerdì 11 settembre 2015
venerdì 17 aprile 2015
Ai medici il governo clinico e agli infermieri la gestione della cura *
Continua il dibattito sulla necessità di tracciare un
confine tra il ruolo del medico e quello dell’infermiere che troppo spesso
vanno in conflitto per una mancata intesa a monte e per una giurisprudenza “civica”
che non c’è. Diciamo che una sintesi, ascoltando le ragioni dei malati, degli
infermieri e dei medici, potrebbe essere questa: il malato vuole essere
trattato e assistito in modi diversi rispetto al passato; i medici vogliono la
titolarità incondizionata del governo clinico; agli infermieri spetta quella
che si potrebbe definire la “gestione integrata della cura”. In questo
prospettiva sarebbe il caso che lo stesso Ministero della Salute provveda a
stilare un documento di intenti che si potrebbe accordare su tre semplici
postulati:
· mettere
al centro il malato in modo che né i medici né gli infermieri definiscano le
loro faccende in modo auto referenziale;
· assumere i poteri dei soggetti professionali non le competenze, come terreno di mediazione e di cambiamento dei paradigmi professionali;
· assumere l’organizzazione del lavoro come il mezzo attraverso il quale garantire in modo compossibile, tanto al malato che al medico e all’infermiere, ciò che chiedono.
· assumere i poteri dei soggetti professionali non le competenze, come terreno di mediazione e di cambiamento dei paradigmi professionali;
· assumere l’organizzazione del lavoro come il mezzo attraverso il quale garantire in modo compossibile, tanto al malato che al medico e all’infermiere, ciò che chiedono.
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