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venerdì 6 novembre 2015

Promossi agli esami ma “rimandati” in stili di vita gli studenti universitari

C’è stato un periodo nel quale l’università italiana era diventata un diplomificio. Tutti a rincorrere una laurea per trovare un posto di lavoro sicuro. Per molti anche l’occasione di un riscatto sociale per la propria famiglia e per sé stessi. C’è stato poi un altro periodo nel quale gli atenei nazionali si erano trasformati in autentiche zone di parcheggio nel quale svernare per qualche anno, in attesa di trovare una collocazione lavorativa attraverso qualche concorso pubblico, visto che nei concorsi statali si richiedeva al massimo un diploma di scuola secondaria superiore. Questo “uso” o abuso dell’università non ha fatto altro che promuovere tanti giovani senza cultura, perché la “Cultura” non è nozionismo bensì conoscenza, al rango di studenti universitari, il massimo grado, o quasi, della scala gerarchica scolastica, senza però renderli “universitari” nella vita.
Il risultato di tutto ciò ce lo presenta un rapporto su comportamenti alimentari, attività fisica, abitudine al fumo, consumo di alcool e droghe, salute riproduttiva, attitudini verso l’apprendimento e le tecnologie, salute percepita e stato di benessere generale studiati dai ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e resi noti dai risultati dell’indagine “Sportello Salute Giovani”. La ricerca integrale, pubblicata sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, ha riguardato stili di vita e comportamenti di 8516 studenti di dieci università italiane (di Nord, Centro e Sud del Paese), in età compresa tra 18 e 30 anni: 5702 donne (67%) e 2814 uomini (33%) con età media di 22,2 anni.