La società, considerata nella sua completa essenza e cioè
luogo comunitario, è in continua evoluzione. Con essa modelli e situazioni che
creano sempre nuove e più complesse esigenze. Esigenze che presuppongono nuove
dinamiche non soltanto relazionali, ma anche giurisprudenziali. Per questo oggi
la nuova parola d’ordine è “conciliazione”. Ed è una sfida aperta che rientra
in una dimensione generale di adeguamento ai nuovi mercati ed ai nuovi processi
di lavoro, specialmente all’interno delle aziende sanitarie ed ospedaliere,
vincolate come sono al mantenimento dei livelli essenziali di assistenza e con
costanti ridotte risorse economiche disponibili. Conciliazione perché è
divenuto oggi necessario, nei rapporti tra il mondo del lavoro e l’essenza
della famiglia, predisporre direttive, informative, raccomandazioni e
suggerimenti, affinché si adottino misure in grado di salvaguardare la
possibilità di conciliare la vita familiare con quella lavorativa. E non si tratta certo
di una questione meramente femminile includendo in essa equilibri famigliari
riguardanti sia l’uomo, la donna che i figli. Una visione d’insieme pertanto
risulta assolutamente necessaria per evitare una eccessiva “femminilizzazione”
della questione conciliazione, cosa che impedirebbe nei fatti un’effettiva
equità di genere, finendo con l’alterare la comprensione e la portata reale del
problema; la conciliazione andrebbe considerata, invece, come una questione di
famiglia, nella quale uomini e donne si sentano e siano ugualmente coinvolti.