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venerdì 12 giugno 2015

Chiudono gli ospedali pubblici e crescono le strutture residenziali private

Si può essere d’accordo o meno, vederla da una prospettiva o da un’altra. Ma è certo che continua imperterrita la diminuzione delle strutture ospedaliere pubbliche italiane che tra il 2009 e il 2012 si sono contratte del 3,2% (circa 60 ospedali in meno). Ma soprattutto continua il calo dei posti letto che nel 2012 sono scesi a quota 232.652. Nel 2011 erano 242.285. Ben 9.643 letti in meno (-4%). Al contempo, e quasi a rimarcare un andamento opposto e concomitante, si registrano incrementi soprattutto per il privato accreditato, come evidenziato dai trend dell’assistenza territoriale semiresidenziale (-0,3% per il pubblico, +6% per il privato accreditato) dell’assistenza territoriale residenziale (+1,0% per il pubblico, +5,7% per il privato accreditato. È questa la fotografia del Ssn per l’anno 2012 scattata dal Ministero della Salute e contenuti nell’Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale Assetto organizzativo, attività e fattori produttivi del SSN per l’anno 2012.

sabato 11 ottobre 2014

Indagine Anaao Assomed-SWG sui medici in corsia

Stressati, delusi e economicamente insoddisfatti

È dura la vita dei medici nelle corsie degli ospedali italiani. Almeno leggendo i risultati di una indagine dell’Anaao Assomed. Infatti, secondo i medici, all’enorme peso di responsabilità cui sono sottoposti non corrisponde una retribuzione soddisfacente, e tanto meno la prospettiva di una progressione di carriera. Come se non bastasse, il carico di lavoro aumenta sempre di più, mentre i contenziosi medico legali incombono come spade di Damocle. Il risultato? La loro serenità professionale è profondamente compromessa. 
E così i dottori italiani si sentono stressati, delusi, insoddisfatti e minacciati. Senza distinzione di età e provenienza. Da Nord a Sud, giovani e meno giovani, quasi sette su dieci confessano di sentirsi frequentemente stanchi, circa sei su dieci si dichiarano economicamente scontenti e poco meno della metà emotivamente sfiniti. Soprattutto la totalità dei medici ritiene che a decidere della loro carriera nelle strutture ospedaliere sia la politica.