Continua il dibattito sulla necessità di tracciare un
confine tra il ruolo del medico e quello dell’infermiere che troppo spesso
vanno in conflitto per una mancata intesa a monte e per una giurisprudenza “civica”
che non c’è. Diciamo che una sintesi, ascoltando le ragioni dei malati, degli
infermieri e dei medici, potrebbe essere questa: il malato vuole essere
trattato e assistito in modi diversi rispetto al passato; i medici vogliono la
titolarità incondizionata del governo clinico; agli infermieri spetta quella
che si potrebbe definire la “gestione integrata della cura”. In questo
prospettiva sarebbe il caso che lo stesso Ministero della Salute provveda a
stilare un documento di intenti che si potrebbe accordare su tre semplici
postulati:
· mettere
al centro il malato in modo che né i medici né gli infermieri definiscano le
loro faccende in modo auto referenziale;
· assumere i poteri dei soggetti professionali non le competenze, come terreno di mediazione e di cambiamento dei paradigmi professionali;
· assumere l’organizzazione del lavoro come il mezzo attraverso il quale garantire in modo compossibile, tanto al malato che al medico e all’infermiere, ciò che chiedono.
· assumere i poteri dei soggetti professionali non le competenze, come terreno di mediazione e di cambiamento dei paradigmi professionali;
· assumere l’organizzazione del lavoro come il mezzo attraverso il quale garantire in modo compossibile, tanto al malato che al medico e all’infermiere, ciò che chiedono.
