Manca poco più di un mese e mezzo al 15
ottobre. Entro quella data è attesa la nuova legge di stabilità. Un
appuntamento nevralgico per il Paese che ogni anno segna il passo dei Governi e
rispecchia la loro capacità di rispondere agli stimoli (positivi o negativi)
del contesto economico e sociale. Quest’anno, come annunciato e ribadito a più
riprese da Matteo Renzi, il “piatto forte” dovrebbe essere
l’abolizione di Tasi e Imu prima casa. Una promessa da almeno 4,5 miliardi, cui
bisogna aggiungere circa 22,5 miliardi (i calcoli sono della Cgia di Mestre)
necessari per evitare l’aumento dell’Iva, il ritocco all’insù delle accise
sui carburanti e per rispettare le disposizioni stabilite della Corte
Costituzionale con le sentenze sulle pensioni e sul rinnovo dei contratti del
Pubblico Impego. In sostanza stiamo parlando di almeno 27 miliardi di fondi da
reperire a fronte dei quali appare quindi evidente che, al di là delle speranze
su qualche bonus dall’Europa in materia di rispetto dei parametri di bilancio,
ci dobbiamo attendere una bella sforbiciata alla spesa pubblica. La domanda che più ci interessa è se questa ennesima
sforbiciata riguarderà anche la sanità.
