Si può essere d’accordo o meno, vederla da una prospettiva o da
un’altra. Ma è certo che continua imperterrita la diminuzione delle strutture
ospedaliere pubbliche italiane che tra il 2009 e il 2012 si sono contratte del
3,2% (circa 60 ospedali in meno). Ma soprattutto continua il calo dei posti
letto che nel 2012 sono scesi a quota 232.652. Nel 2011 erano 242.285. Ben 9.643 letti
in meno (-4%). Al contempo, e quasi a rimarcare un andamento opposto e
concomitante, si registrano incrementi soprattutto per il privato accreditato, come
evidenziato dai trend dell’assistenza territoriale semiresidenziale (-0,3% per
il pubblico, +6% per il privato accreditato) dell’assistenza territoriale
residenziale (+1,0% per il pubblico, +5,7% per il privato accreditato. È questa
la fotografia del Ssn per l’anno 2012 scattata dal Ministero della Salute e contenuti
nell’Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale Assetto
organizzativo, attività e fattori produttivi del SSN per l’anno 2012.
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venerdì 12 giugno 2015
venerdì 21 dicembre 2012
Qualche dubbio sul decreto per la chiusura dei posti letto
Si può per risparmiare, chiudere i posti letto o addirittura (si veda l’USL di provincia) chiudere intere strutture, senza al contempo avere chiaro l’atto aziendale sanitario regionale, l’insieme di tutti gli atti aziendali delle ASL che integrano la rete?
Calando il problema su esempi concreti: dove e quanti sono i reparti di cardio-chirurgia? Dove e quanti di Urologia? Dove e quanti di Ortopedia?
Ma cosa dobbiamo fare per soddisfare le esigenze del cittadino risparmiando su quelle strutture più costose e fatiscenti?
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