Deve essere considerato un bene quello di poter accelerare
i tempi in caso di sospetto di aver contratto l’Hiv, anche se questi esami
potrebbero risultare non totalmente sicuri? Per molti no, per altri certamente sì. Da
qualche giorno, infatti, i cittadini francesi potranno acquistare in farmacia
un test 'fai da te' per verificare se un soggetto ha contratto il virus Hiv. “Nel
nostro paese - ha detto il Ministro della Salute transalpino, Marisol
Touraine- , dove 150.000 persone vivono con l'HIV, tra cui 30.000
inconsapevolmente, è una grande sfida. L'auto-test è uno strumento in più per
la lotta contro questa malattia. Non è destinato a sostituire lo screening
tradizionale dell’analisi del sangue”. Infatti non è destinato a sostituire
nulla, piuttosto ad ergersi come primo campanello di allarme capace di
indirizzare il malato verso un’indagine più approfondita. In caso di risultato
positivo sarà infatti necessario fare una seconda verifica, sottoponendosi al
test tradizionale. Tra gli altri limiti c'è il fatto che il test può dare un
risultato negativo se l'infezione è avvenuta a meno di 3 mesi di distanza,
rispetto alle sei settimane delle analisi tradizionali fatte in laboratorio.
Infine il test funziona solo sull'Aids, ma non per le altre infezioni a
trasmissione sessuale.
venerdì 18 settembre 2015
venerdì 11 settembre 2015
Prosegue la discesa dei ricoveri ospedalieri. Nel 2014 -3,2%. Rispetto al 2001 quasi il 30% in meno
La notizia è da incorniciare. Prosegue, infatti, il calo
dei ricoveri in ospedale. Se nel 2013 erano scesi del 4%
rispetto al 2012, il trend continua anche nel 2014: ne sono stati effettuati
9.526.832, per un totale di 63.129.031 giornate, con una riduzione rispetto al
2013 di circa 315 mila ricoveri (-3,2%) e 1.184.000 giornate (-1,8%). Dati che
evidenziano i progressi della medicina capace di garantire un rapido decorso
post-operatorio a differenza dei tempi biblici di un tempo. E' quanto
illustrato nel Rapporto annuale sull'attività di ricovero ospedaliero
(Dati SDO 2014), a cura dell'Ufficio VI della D.G. programmazione sanitaria del
Ministero della salute. Il report analizza anche l’andamento nell’ultimo
decennio. Dal 2001 al 2006 l’andamento sostanzialmente
costante, intorno a 13 milioni di dimissioni e poco più di 11 milioni di
giornate, mentre a partire dall’anno 2007 si osserva una chiara e costante
diminuzione, ottenuta grazie alle politiche di riduzione dell’inappropriatezza
dell’ospedalizzazione, e di trasferimento ad altri setting assistenziali. Nel
2014 i valori si attestano su circa 9,5 milioni di dimissioni (il 27% in meno
rispetto ai 13 mln del 2001) e poco più di 63 milioni di giornate erogate.
venerdì 4 settembre 2015
Carne bovina infetta da Aids. “Una bufala del Web” assicura l’Istituto Superiore di Sanità
Diffidare
dei social network, specialmente quando la notizia è allarmistica ai massimi
livelli. Perché un procurato allarme può generare una pericolosa reazione da
parte dei meno informati che non fa bene al vivere civile e comunitario. E i
social network stanno diventando, da una parte uno dei primi mezzi di
informazione da parte di molti, dall’altra uno dei sistemi più semplici da
usare per generare procurato allarme e destabilizzare l’opinione pubblica,
sempre più orientata verso un’informazione “lampo” ed in pillole ad uso e
consumo del superficialismo più becero.
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venerdì 28 agosto 2015
Ancora tagli alla sanità? Tutto si può fare, ma non raccontiamo più balle agli italiani
Manca poco più di un mese e mezzo al 15
ottobre. Entro quella data è attesa la nuova legge di stabilità. Un
appuntamento nevralgico per il Paese che ogni anno segna il passo dei Governi e
rispecchia la loro capacità di rispondere agli stimoli (positivi o negativi)
del contesto economico e sociale. Quest’anno, come annunciato e ribadito a più
riprese da Matteo Renzi, il “piatto forte” dovrebbe essere
l’abolizione di Tasi e Imu prima casa. Una promessa da almeno 4,5 miliardi, cui
bisogna aggiungere circa 22,5 miliardi (i calcoli sono della Cgia di Mestre)
necessari per evitare l’aumento dell’Iva, il ritocco all’insù delle accise
sui carburanti e per rispettare le disposizioni stabilite della Corte
Costituzionale con le sentenze sulle pensioni e sul rinnovo dei contratti del
Pubblico Impego. In sostanza stiamo parlando di almeno 27 miliardi di fondi da
reperire a fronte dei quali appare quindi evidente che, al di là delle speranze
su qualche bonus dall’Europa in materia di rispetto dei parametri di bilancio,
ci dobbiamo attendere una bella sforbiciata alla spesa pubblica. La domanda che più ci interessa è se questa ennesima
sforbiciata riguarderà anche la sanità.
venerdì 21 agosto 2015
Responsabilità medica e le proposte della Commissione del Ministero
E’ stato stilato e presentato il documento con le proposte della
commissione consultiva sulle problematiche in materia di medicina difensiva e
di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie,
istituita dal ministro il 26 marzo e che ha concluso i lavori lo scorso 30
luglio. Quattro gli ambiti su cui la commissione ha proposto d’intervenire:
Responsabilità civile, Responsabilità penale, Assicurazione e Rischio clinico.
Come annunciato dal Ministro le proposte della commissione marceranno in
parallelo al Ddl sulla Responsabilità professionale in lavorazione alla Camera
dei deputati e al Dpr con le Regole sui Fondi assicurativi.
Responsabilità civile del medico: Prescrizione scende a 5 anni e onere della prova a carico del paziente.
La Commissione ministeriale propone di distinguere tra medico dipendente di una struttura sanitaria e medico libero professionista. Per il medico dipendente di una struttura sanitaria (ospedale o casa di cura, pubblica o privata) e per quello convenzionato la responsabilità professionale sarà di natura extracontrattuale, mentre per il medico libero professionista sarà di natura contrattuale. Per i medici dipendenti e convenzionati l’azione risarcitoria si prescriverà pertanto in 5 anni (non in 10) e l’onere della prova della colpa graverà sul paziente. Attualmente la giurisprudenza della Cassazione attribuisce al rapporto tra medico e paziente natura di rapporto contrattuale. Ne consegue che il medico risponde nei confronti del paziente per inadempimento contrattuale: la prescrizione dell’azione è quindi decennale ed opera la c.d. inversione dell’onere della prova (non è il paziente che deve dimostrare la colpa del medico, ma il medico che ha l’onere di provare in giudizio di aver agito senza colpa).
Saranno poi introdotti limiti all’azione di rivalsa da parte della struttura sul medico dipendente e nello stesso tempo si rivedrà il rapporto tra l’azione di rivalsa stessa ed il giudizio erariale della Corte dei conti, prevedendo che l’attivazione di quest’ultimo inibisca la prosecuzione della prima.
Responsabilità civile del medico: Prescrizione scende a 5 anni e onere della prova a carico del paziente.
La Commissione ministeriale propone di distinguere tra medico dipendente di una struttura sanitaria e medico libero professionista. Per il medico dipendente di una struttura sanitaria (ospedale o casa di cura, pubblica o privata) e per quello convenzionato la responsabilità professionale sarà di natura extracontrattuale, mentre per il medico libero professionista sarà di natura contrattuale. Per i medici dipendenti e convenzionati l’azione risarcitoria si prescriverà pertanto in 5 anni (non in 10) e l’onere della prova della colpa graverà sul paziente. Attualmente la giurisprudenza della Cassazione attribuisce al rapporto tra medico e paziente natura di rapporto contrattuale. Ne consegue che il medico risponde nei confronti del paziente per inadempimento contrattuale: la prescrizione dell’azione è quindi decennale ed opera la c.d. inversione dell’onere della prova (non è il paziente che deve dimostrare la colpa del medico, ma il medico che ha l’onere di provare in giudizio di aver agito senza colpa).
Saranno poi introdotti limiti all’azione di rivalsa da parte della struttura sul medico dipendente e nello stesso tempo si rivedrà il rapporto tra l’azione di rivalsa stessa ed il giudizio erariale della Corte dei conti, prevedendo che l’attivazione di quest’ultimo inibisca la prosecuzione della prima.
venerdì 14 agosto 2015
Quei maschi ‘drogati’ di palestra affetti da disturbi alimentari
Non è certo una notizia che desta scalpore, perché sull’esagerata cura
del proprio fisico si è già detto molto, e spesso non certo in maniera
positiva. Specie quando vedi un fisico scolpito, muscoli d’ordinanza in bella
mostra, dalla ‘tartaruga’, al bicipite guizzante, passando per le spalle
imponenti sorrette da un vitino da vespa. Merito di ore ed ore di allenamento
certo. Ma, non ci possono essere dubbi, anche di generose dosi di ‘supplementi’
che il palestrato ingurgita avidamente, dietro ‘prescrizione’ del vicino di
panca o del suo personal trainer.
Ma adesso, una ricerca presentata al congresso dell’American Psychological Association, propone di etichettare questa pratica estrema di ‘attrezzi-bibitoni’ come una nuova categoria di disturbi del comportamento alimentare, in quanto frutto di un complesso e profondo squilibrio nutrizional-psicologico.
In un’intervista rilasciata alla rete televisiva americana CBS News, Richard Achiro, della California School of Professional Psychology presso la Alliant International University di Los Angeles – sostiene dunque che “gli uomini ossessionati dall’aspetto fisico, spinti da fattori psicologici a raggiungere un livello di ‘perfezione’ fisica maschile, utilizzano farmaci e supplementi in maniera esagerata e assimilabile ad un disturbo del comportamento alimentare.”
Ma adesso, una ricerca presentata al congresso dell’American Psychological Association, propone di etichettare questa pratica estrema di ‘attrezzi-bibitoni’ come una nuova categoria di disturbi del comportamento alimentare, in quanto frutto di un complesso e profondo squilibrio nutrizional-psicologico.
In un’intervista rilasciata alla rete televisiva americana CBS News, Richard Achiro, della California School of Professional Psychology presso la Alliant International University di Los Angeles – sostiene dunque che “gli uomini ossessionati dall’aspetto fisico, spinti da fattori psicologici a raggiungere un livello di ‘perfezione’ fisica maschile, utilizzano farmaci e supplementi in maniera esagerata e assimilabile ad un disturbo del comportamento alimentare.”
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venerdì 7 agosto 2015
La proposta arriva dalla Toscana: “Istituire la figura del medico geriatra di Rsa”
Il grado di civiltà di un Paese si misura sotto diversi
aspetti. Ad esempio dalla capacità di gestire e tutelare la vita degli anziani.
Nei Paesi scandivani, ma anche in quelli anglosassoni e quelli alpini, la cura
dei nostri cari giunti in età pensionabile diventa una priorità, per non
parlare di quegli anziani colpiti da malattie croniche. Un sistema adeguato in
difesa di chi ha contribuito in maniera determinante alla nostra crescita e che
ora ha bisogno del nostro aiuto. Una dimostrazione di gratitudine,
responsabilità e di sensibilità, in sintesi di umanità. E l’attenzione verso i
senior si dimostra attraverso un’assistenza adeguata verso di essi.
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