A pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi, in
programma a Londra dal 27 luglio al 12 agosto, torna utile riflettere sui dati
diffusi dalla Commissione per la Vigilanza e il Controllo del Doping (CVD)
del Ministero della Salute, che fanno riferimento alla scorsa stagione
sportiva, per capire quanta strada si è fatta nell’ultimo decennio. Tanti gli
sforzi profusi dalle nostre autorità vigilanti per arginare un fenomeno diffuso
tanto tra i professionisti quanto tra gli amatori, accecati
troppo spesso dal desiderio di dimostrare la propria forza e abilità anche con
l’aiuto di sostanze che prima di ogni cosa danneggiano la salute oltre a
mortificare gli ideali olimpici della gloria, dell’onore e del rispetto di sé e
degli altri nelle competizioni sportive. Si parla giustamente di “sano”
agonismo quando l’uso delle sostanze dopanti non viene neanche concepito,
perché un atleta che fa ricorso al doping non ha più un fisico sano,
anche se agonisticamente sembra imbattibile. Seppure le indagini coinvolgono un
numero di atleti spesso esiguo, quindi non rappresentativo della federazione di
appartenenza, le positività riscontrate forniscono dati significativi e
rappresentativi di un fenomeno che è in espansione tra gli sportivi della
domenica e che riguarda perciò la popolazione in generale, diventando un problema
sociale e di salute pubblica.
Trentenne, di sesso maschile, residente al Nord: è questo
l’identikit del consumatore di sostanze dopanti tracciato dalla Commissione per
la Vigilanza, che, nel 2011, ha controllato un campione di 1676 atleti, dei
quali 52 sono risultati positivi alle sostanze vietate: circa il 3,1% con una
notevole differenza di genere, visto che gli uomini positivi alle sostanze
dopanti sono più del doppio rispetto alle donne. Lo scorso anno
l’attività di controllo della CVD ha riguardato 386 eventi sportivi con
un’attenzione maggiore per il ciclismo, che è stata la disciplina sportiva più
controllata, seguita da calcio, pallacanestro e nuoto.
Tra le federazioni con il maggior numero di atleti controllati si osservano grandi differenze.
Tra le federazioni con il maggior numero di atleti controllati si osservano grandi differenze.
Il ciclismo, per esempio, ha una prevalenza di positivi al di sopra della media col 4,4%. Particolare attenzione va posta anche alle percentuali di positivi riscontrate in alcuni sport nei quali il numero di controlli è molto esiguo, ma rappresentano percentuali di positività particolarmente elevate come per la pesistica e cultura fisica (9,7%), l’Handball (6,3%) e il Rugby (5,0%).
Rispetto all’età degli atleti positivi al doping, nonostante quasi il 60% degli atleti controllati abbia un’età inferiore ai 29 anni, la prevalenza maggiore di positività ai test antidoping è rilevata in atleti con età superiore ai 44 anni.
Oltre il 63% degli atleti è risultato positivo ad un unico principio attivo, il 31% è risultato positivo a due sostanze e 2 atleti sono risultati positivi a 6 sostanze contemporaneamente.
Nel 2011 le sostanze vietate più utilizzate sono state i diuretici e gli agenti mascheranti, seguite dagli agenti anabolizzanti e dagli stimolanti. Da notare che negli atleti positivi della Federazione ciclistica, sebbene le sostanze più usate siano risultate le stesse della popolazione generale (diuretici e mascheranti), è maggiore la frequenza di stimolanti ed è completamente assente la positività ai cannabinoidi. Gli stimolanti, inoltre, sono usati soprattutto dalle donne in particolare quelli ad azione anoressizzante per il controllo del peso; risulta assente invece l’uso di cocaina.
I dati che riguardano l’uso di farmaci consentiti (fenomeno della medicalizzazione dell’atleta) indicano che il 42,6% ha usato nel 2011 farmaci antinfiammatori, il 7,2% antiasmatici, il 7,1 farmaci per le malattie da raffreddamento. Più della metà degli sportivi, inoltre, ha assunto prodotti salutistici e integratori (58,8%).
Numeri a parte, per quanto il doping sia stato notevolmente
arginato dai controlli e demonizzato dalle campagne mediatiche, è necessario
ancora mantenere alto il livello d’attenzione, cercando di lavorare soprattutto
sulla cultura sportiva dei giovani, insegnando loro che la salute e la lealtà
rappresentano per uno sportivo il traguardo più ambito.
A cura del Progetto Archimede
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