Cittadinanzattiva ha presentato al Parlamento Europeo i
risultati di un’indagine svolta in 17 Paesi
Erano presenti 182 associazioni europee alla presentazione della
“Ricognizione civica a livello europeo su attenzione al dolore e diritto ad
evitare sofferenze inutili” realizzata in 17 Paesi europei da Cittadinanzattiva
in collaborazione con Pain Alliance Europe (PAE). In occasione del quarto
simposio internazionale della Societal impact of pain (Sip), si è cercato di
definire una sorta di “pacchetto di diritti”, che si pongono come chiarimenti e
specifiche necessarie per dare sostanza e concretezza al più generale diritto
alla salute.
Nonostante una serie di attività già avviate a livello
nazionale e regionale, la condizione dei pazienti affetti da dolore cronico è
ancora grave. È quindi necessario attivare una politica condivisa e progetti
che abbiano un approccio collaborativo orientato all’ascolto delle esigenze dei
pazienti e dei cittadini.
Secondo i dati raccolti dalle organizzazioni civiche, a
livello europeo, il diritto a evitare sofferenze inutili e non è rispettato. Il
valore medio, 43 su 100, è superato solo da 5 paesi e cioè Austria, Belgio,
Bulgaria, Malta e Portogallo; mentre a livello nazionale, non è rispettato in
13 paesi, è in parte rispettato in Bulgaria, quasi rispettato in Austria e in
Portogallo, pienamente rispettato soltanto a Malta.
Nel complesso il contenuto della relazione mostra
chiaramente che qualcosa non va in Europa nelle procedure che coinvolgono i
pazienti con dolore cronico e mostra che le associazioni di pazienti stanno
facendo pressione per migliorare la situazione, ma non c’è ancora grande
interesse da parte dei sistemi sanitari in generale e delle istituzioni, che
spesso vengono meno alla loro responsabilità di lavorare insieme ai pazienti
per attuare delle migliori pratiche.
L’indagine sottolinea comunque anche gli aspetti positivi e
quelli di eccellenza, al fine di migliorare la cultura della lotta contro il
dolore nei vari Paesi europei. Si tratta dunque di un contributo utile alla
riflessione che dovrebbe suscitare interesse tra coloro che detengono ruoli
istituzionali e sono responsabili delle decisioni politiche ma anche tra i
professionisti, i medici, i volontari e quanti conoscono l’impatto sociale del
dolore cronico.
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