venerdì 27 novembre 2015

Perché non tornare alle vaccinazioni anche a scuola dalle elementari?

Potrebbe sembrare una proposta dal gusto un pò retrò, ma avrebbe certamente un significato concreto, ossia quello trovare una soluzione per combattere il dilagare delle malattie infettive dei bambini: vaccinare i ragazzi, oltre che nelle sedi previste, direttamente a scuola, a partire dalle elementari, come accadeva fino agli anni '70. L'idea è stata lanciata dal presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi, e dalla senatrice Laura Bianconi, raccogliendo subito l'approvazione del presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Sergio Pecorelli, e della presidente della commissione Sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi.
L'obiettivo, ha spiegato Ricciardi in occasione della presentazione al Senato dello studio 'Il valore economico delle vaccinazioni’, ''è garantire un'adeguata copertura contro le malattie infettive. Oltre alle altre sedi vaccinali, cioè, sarebbe opportuno tornare ad effettuare le vaccinazioni anche a scuola dalle elementari in poi, sia per i richiami sia per le vaccinazioni del periodo dell'adolescenza''. Una sperimentazione di questo tipo, 'Vacciniamo la scuola', ha sottolineato, ''è stata già fatta lo scorso anno in alcune città come Roma e Palermo, promossa dall'Università Cattolica, ed è andata molto bene''. Si tratta di una modalità utilizzata ad esempio in Inghilterra e lo scopo è allargare le sedi vaccinali.
Gli esperti si interrogano dunque sul come promuovere le vaccinazioni, partendo da un dato preoccupante: in Italia le coperture sono scese al di sotto del 95% per malattie come poliomielite, difterite, tetano, Haemophilus influenzae di tipo b ed epatite B, e sono addirittura sotto l'86% le coperture contro morbillo, parotite e rosolia. Un trend da invertire, soprattutto scardinando i pregiudizi nella popolazione e sempre più diffusi in rete: ''I vaccini sono la tecnologia più sicura ed efficace per evitare le malattie - ha detto Ricciardi - e sono oltre 500 i controlli che vengono effettuati durante la loro produzione e commercializzazione''.

venerdì 20 novembre 2015

Responsabilità professionale, assicurazione obbligatoria per tutti: dipendenti e liberi professionisti, Asl e strutture private

Rivoluzione in sanità. Una rivoluzione della quale si sentiva un gran bisogno e dà una stura al problema legato alla responsabilità professionale. La commissione Affari Sociali della Camera, l’altro ieri, ha approvato l’emendamento 8.50 al disegno di legge sulla responsabilità professionale presentato lo scorso venerdì dal relatore, Federico Gelli (Pd), interamente sostitutivo dell’articolo 8 in tema di obbligo di assicurazione.
In particolare, nel testo approvato viene previsto l'obbligo per tutti i dipendenti delle strutture sanitarie di essere provvisti di una copertura assicurativa. Tale misura viene estesa anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria nonché attraverso la telemedicina. L'obbligo assicurativo viene previsto anche al fine di garantire efficacia all'azione di rivalsa da parte delle strutture nei confronti dei loro dipendenti. Quanto alla trasparenza, le aziende saranno obbligate a pubblicare sul loro sito internet la denominazione dell'impresa che presta la copertura assicurativa, indicando per esteso i contratti, le clausole assicurative, oltre a tutte le altre analoghe misure che determinano la copertura assicurativa. Viene poi previsto un apposito decreto del Ministero della Sviluppo economico, di concerto con il Ministero della Salute, che avrà il compito di definire i criteri e le modalità di vigilanza e controllo che l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) sarà tenuto ad effettuare sulle compagnie assicuratrici che intendano contrarre polizze con le strutture e con gli esercenti la professione sanitaria.

venerdì 13 novembre 2015

In Italia la spesa sanitaria diminuisce ancora. E si allarga la forbice con l’Ue


“In Italia dunque si spende in sanità decisamente meno rispetto ai Paesi europei più direttamente confrontabili con il nostro Paese e i divari stanno crescendo nel tempo”. È quanto emerge dall’analisi dell’X Rapporto Meridiano Sanità della European House Ambrosetti presentato recentemente a Roma.
Il rapporto, come di consueto, ha scattato una fotografia delle performance sanitarie italiane ed europee mettendole a confronto attraverso il Meridiano Sanità Index. Quest’anno inoltre si è anche valutato come il contenimento della spesa sanitaria pubblica nel tempo ha compromesso le performance del sistema sanitario nazionale. E i dati, infatti, non sorridono, rispetto all’anno scorso l’Italia rispetto ai paesi dell’Ue 14 ha perso una posizione (dal 9° al 10° posto). Un peggioramento che dello stato di salute che se unito all’evoluzione del quadro demografico ed epidemiologico rischiano di portare la spesa sanitaria pubblica al 9,9% del Pil nel 2050 (la previsione dello scorso anno era di 9,5% del pil al 2050).

venerdì 6 novembre 2015

Promossi agli esami ma “rimandati” in stili di vita gli studenti universitari

C’è stato un periodo nel quale l’università italiana era diventata un diplomificio. Tutti a rincorrere una laurea per trovare un posto di lavoro sicuro. Per molti anche l’occasione di un riscatto sociale per la propria famiglia e per sé stessi. C’è stato poi un altro periodo nel quale gli atenei nazionali si erano trasformati in autentiche zone di parcheggio nel quale svernare per qualche anno, in attesa di trovare una collocazione lavorativa attraverso qualche concorso pubblico, visto che nei concorsi statali si richiedeva al massimo un diploma di scuola secondaria superiore. Questo “uso” o abuso dell’università non ha fatto altro che promuovere tanti giovani senza cultura, perché la “Cultura” non è nozionismo bensì conoscenza, al rango di studenti universitari, il massimo grado, o quasi, della scala gerarchica scolastica, senza però renderli “universitari” nella vita.
Il risultato di tutto ciò ce lo presenta un rapporto su comportamenti alimentari, attività fisica, abitudine al fumo, consumo di alcool e droghe, salute riproduttiva, attitudini verso l’apprendimento e le tecnologie, salute percepita e stato di benessere generale studiati dai ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e resi noti dai risultati dell’indagine “Sportello Salute Giovani”. La ricerca integrale, pubblicata sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, ha riguardato stili di vita e comportamenti di 8516 studenti di dieci università italiane (di Nord, Centro e Sud del Paese), in età compresa tra 18 e 30 anni: 5702 donne (67%) e 2814 uomini (33%) con età media di 22,2 anni.

venerdì 30 ottobre 2015

Ricerca. Oltre 200 brevetti italiani finiscono all’estero, un danno di 1,5 mld di euro l’anno


Un miliardo e mezzo di euro l’anno. È quanto rendono ogni anno gli oltre 240 brevetti prodotti dai migliori 50 ricercatori italiani. Peccato che a beneficiarne non sia l’Italia, ma i Paesi dove sono andati a lavorare. E così la “fuga di cervelli”, un danno per il patrimonio intellettuale italiano, si traduce anche in uno “spreco di cervelli”. Basta guardare ai dati dell’Ocse, dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema Universitario e della Ricerca e dell’I-Com, l’Istituto per la Competitività: nonostante i nostri ricercatori producano studi scientifici qualitativamente e quantitativamente superiori alla media Ocse (siamo all’ottavo posto nel mondo), solo una minima parte di questi si traduce in brevetti, produzione industriale e quindi ricchezza, nove volte meno che in Danimarca, sette volte meno che in Usa, quattro volte meno che in Germania, Francia e Spagna.
Come uscire dall’impasse? Dall’Italia una risposta per valorizzare il lavoro svolto dai ricercatori, e tradurlo in brevetti, in lavoro, in produzione industriale, arriva dal Sud Italia, esattamente dal Laboratorio di Ricerche Biomediche di Catania. Il laboratorio - presentato alla stampa in occasione del Convegno “Il valore della ricerca, la creazione di opportunità” a Catania - frutto di una collaborazione pubblico-privato, vede impegnate l’Università di Catania, l’Università La Sapienza di Roma ed Eli Lilly, oltre a poter contare sui fondi europei del Programma operativo nazionale (Pon) per il primo progetto portato avanti.

Obiettivo del laboratorio inaugurato nel 2013 è fare ricerca, adeguatamente finanziata, per poter tradurre poi le nuove scoperte e acquisizioni in brevetti e quindi in produzione industriale, invertendo la tendenza negativa del nostro Paese. E dare nuove opportunità ai ricercatori.

venerdì 23 ottobre 2015

Parlare con i pazienti riduce i ricoveri e migliora cure. Ma solo 1 medico su 5 sa ascoltare


Ascoltare fa bene, e se ad ascoltare è un medico il “fa bene” acquista un valore doppio. Perché le parole del medico curano come i farmaci: un rapporto empatico con il paziente riduce di quattro volte il rischio di ricoveri e aumenta del 34-40% la probabilità di tenere sotto controllo ipercolesterolemia, diabete, e rischio cardiovascolare, riducendo il pericolo di complicanze e perfino lo stress generato dagli esami clinici. Ma pochi camici bianchi ascoltano davvero i bisogni dei malati: solo il 22% instaura un rapporto empatico con gli assistiti, il tempo medio di una visita non supera i 9 minuti e già dopo 20 secondi il racconto del paziente viene interrotto dalle domande del dottore, che per due terzi del colloquio tiene gli occhi incollati al pc. Eppure, anche ai medici farebbe bene essere empatici: instaurare relazioni più profonde con i malati riduce le denunce per malpractice e soprattutto il rischio di Burnout.
Questi i dati elaborati dalla Società Italiana di Medicina Interna (Simi) e presentati in occasione del 116° Congresso nazionale che si è tenuto a Roma fino al 12 ottobre. Per gli internisti il “feeling” con i pazienti migliora l’efficacia delle cure e fa bene anche al medico per questo hanno proposto di inserire nel corso di laurea in medicina e chirurgia un modulo di scienze umane, da seguire durante i sei anni di studio attraverso seminari e didattica teorico-pratica dedicata.

giovedì 15 ottobre 2015

La mamma che non vaccina i propri figli è istruita, ha più di 30 anni e spesso lavora in sanità

Il ricorso al vaccino è in calo e difficile è anche dare un guidizio sulla vicenda. Potrebbe sembrare una pessima notizia, ma andando poi ad approfondire la cosa e ad indagare con cura, si scopre che le mamme più restie a vaccinare i propri figli sono proprio quelle armate di maggiore istruzione e, spesso, che lavorano proprio nella sanità. Particolare da non sottovalutare nella maniera più assoluta, anche se non certo da prendere in considerazione come una verità. Insomma, il tema è dibattuto e il Ministero chiede di non abbassare mai la guardia e di tenere alta la memoria del passato. Ma le coperture vaccinali nazionali contro la poliomielite, il tetano, la difterite e l’epatite B scendono al di sotto del 95%, la soglia minima prevista dal Piano Nazionale prevenzione vaccinale 2012-2014.
A fronte di questo calo vaccinale, iniziato in alcuni casi già negli anni scorsi, un’analisi scientifica svolta nel 2012 dalla Regione del Veneto ha indagato le motivazioni alla base della mancata vaccinazione. Il Report, intitolato “Indagine sui Determinanti del Rifiuto dell’ Offerta Vaccinale nella Regione Veneto”, ha effettuato una ‘fotografia’ dettagliata, a livello regionale, relativa principali fasce di popolazione che rientrano nelle percentuali di chi non aderisce alla vaccinazione. Con
un questionario online e a libero accesso, gli esperti hanno effettuato l’analisi di un campione rappresentativo di genitori di bambini vaccinati e non vaccinati in sei ULSS regionali e in parte anche nel territorio al di fuori della Regione Veneto.

giovedì 8 ottobre 2015

Orario di lavoro dei medici. Il 25 novembre sarà ripristinato il diritto al riposo

“Decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono abrogati il comma 13 dell'articolo 41 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e il comma 6-bis dell'articolo 17 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66”. Con questa disposizione contenuta nell’art. 14 della Legge 161/2104 si conclude una lunga battaglia condotta dall’ Anaao Assomed a difesa del diritto al riposo e a un tempo massimo di lavoro settimanale per i dirigenti medici e sanitari dipendenti del SSN.
La storia è iniziata nel dicembre 2007 in occasione della discussione della Legge Finanziaria 2008. Per questioni di natura economica, con le quali la crisi ha poco a che vedere, è stata decisa a tavolino e concordata tra le diverse forze politiche e le Regioni, una deregulation totale degli orari di lavoro del personale medico e sanitario. In alcune fasi del suo iter questa idea ha raggiunto aberrazioni tali che i medici avrebbero potuto lavorare anche due giorni di fila senza che ciò fosse considerato un illecito. Sono stati quindi creati supporti legislativi impropri per modificare l’art. 7 (riposo giornaliero) e l’art. 4 (durata massima dell’orario di lavoro settimanale) del D.Lgs 66/2003 con cui era stata recepita in Italia la direttiva europea sulla organizzazione dell’orario di lavoro.

venerdì 2 ottobre 2015

Intervista al presidente della commissione Affari Costituzionali sul Ddl concorrenza

“In Aula, tra gli emendamenti presentati sul ddl concorrenza, ci sono diverse proposte che riguardano le farmacie. Una di queste propone l’eliminazione del numero programmato, che poi vorrebbe dire il cambiamento dell’attuale sistema. Ce n’è poi un’altra che prevede l’obbligo per i Comuni di vendere le farmacie comunali che sono in perdita da due anni. Infine, ci sono gli emendamenti sulla liberalizzaizione della Fascia C”. Così il presidente della commissione Affari Costituzionali alla Camera, Andrea Mazziotti (Sc), a margine della festa di Scelta Civica a Salerno, in quest’intervista rilasciata a Quotidiano Sanità fa il punto sul al ddl concorrenza alla vigilia della ripresa della discussione in Aula.

venerdì 25 settembre 2015

Sono 2.177 i casi registrati di crimini farmaceutici nel mondo, tra furti, contraffazioni e commercio illegale


Tutto ciò che muove ricchezza è terreno minato. Perché la frode è sempre dietro l’angolo. E questo “terreno minato” non conosce limite né di spazio, di tempo e di categoria. L’importante è generare ricchezza, senza porsi troppi scrupoli. Anche quando ne va di mezzo la salute dell’uomo. Nel 2014 sono stati 2.177 i casi relativi ai crimini farmaceutici nel mondo. Il 68% ha riguardato casi di contraffazione, il 29% la distribuzione illegale e il 3% i furti. Numeri in linea con il 2013 quando i casi registrati erano stati 2.193, ma in ogni caso sempre superiore ai 2018 casi del 2012. In ogni caso aumentano anche gli arresti, se nel 2012 sono stati 1.236, nel 2014 sono saliti a 1.488.
La fotografia l’ha scattata Ashley How del Pharmaceutical Security Institute (PSI) durante il workshop di approfondimento dal titolo “Pharmaceutical Crime and Falsified Medicines - New perspectives in the collaboration between public and private sectors”, organizzato dal Pharmaceutical Security Institute (PSI), in collaborazione con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico. Un incontro internazionale in cui sono intervenuti i rappresentanti delle Amministrazioni coinvolte, delle aziende farmaceutiche e delle associazioni di settore.

venerdì 18 settembre 2015

In Francia via libera alla vendita in farmacia del test ‘fai da te’ per l’Hiv

Deve essere considerato un bene quello di poter accelerare i tempi in caso di sospetto di aver contratto l’Hiv, anche se questi esami potrebbero risultare non totalmente sicuri? Per molti no, per altri certamente sì. Da qualche giorno, infatti, i cittadini francesi potranno acquistare in farmacia un test 'fai da te' per verificare se un soggetto ha contratto il virus Hiv. “Nel nostro paese - ha detto il Ministro della Salute transalpino, Marisol Touraine- , dove 150.000 persone vivono con l'HIV, tra cui 30.000 inconsapevolmente, è una grande sfida. L'auto-test è uno strumento in più per la lotta contro questa malattia. Non è destinato a sostituire lo screening tradizionale dell’analisi del sangue”. Infatti non è destinato a sostituire nulla, piuttosto ad ergersi come primo campanello di allarme capace di indirizzare il malato verso un’indagine più approfondita. In caso di risultato positivo sarà infatti necessario fare una seconda verifica, sottoponendosi al test tradizionale. Tra gli altri limiti c'è il fatto che il test può dare un risultato negativo se l'infezione è avvenuta a meno di 3 mesi di distanza, rispetto alle sei settimane delle analisi tradizionali fatte in laboratorio. Infine il test funziona solo sull'Aids, ma non per le altre infezioni a trasmissione sessuale.

venerdì 11 settembre 2015

Prosegue la discesa dei ricoveri ospedalieri. Nel 2014 -3,2%. Rispetto al 2001 quasi il 30% in meno


La notizia è da incorniciare. Prosegue, infatti, il calo dei ricoveri in ospedale. Se nel 2013 erano scesi del 4% rispetto al 2012, il trend continua anche nel 2014: ne sono stati effettuati 9.526.832, per un totale di 63.129.031 giornate, con una riduzione rispetto al 2013 di circa 315 mila ricoveri (-3,2%) e 1.184.000 giornate (-1,8%). Dati che evidenziano i progressi della medicina capace di garantire un rapido decorso post-operatorio a differenza dei tempi biblici di un tempo. E' quanto illustrato nel Rapporto annuale sull'attività di ricovero ospedaliero (Dati SDO 2014), a cura dell'Ufficio VI della D.G. programmazione sanitaria del Ministero della salute. Il report analizza anche l’andamento nell’ultimo decennio. Dal 2001 al 2006 l’andamento sostanzialmente costante, intorno a 13 milioni di dimissioni e poco più di 11 milioni di giornate, mentre a partire dall’anno 2007 si osserva una chiara e costante diminuzione, ottenuta grazie alle politiche di riduzione dell’inappropriatezza dell’ospedalizzazione, e di trasferimento ad altri setting assistenziali. Nel 2014 i valori si attestano su circa 9,5 milioni di dimissioni (il 27% in meno rispetto ai 13 mln del 2001) e poco più di 63 milioni di giornate erogate.

venerdì 4 settembre 2015

Carne bovina infetta da Aids. “Una bufala del Web” assicura l’Istituto Superiore di Sanità

Diffidare dei social network, specialmente quando la notizia è allarmistica ai massimi livelli. Perché un procurato allarme può generare una pericolosa reazione da parte dei meno informati che non fa bene al vivere civile e comunitario. E i social network stanno diventando, da una parte uno dei primi mezzi di informazione da parte di molti, dall’altra uno dei sistemi più semplici da usare per generare procurato allarme e destabilizzare l’opinione pubblica, sempre più orientata verso un’informazione “lampo” ed in pillole ad uso e consumo del superficialismo più becero.

venerdì 28 agosto 2015

Ancora tagli alla sanità? Tutto si può fare, ma non raccontiamo più balle agli italiani


Manca poco più di un mese e mezzo al 15 ottobre. Entro quella data è attesa la nuova legge di stabilità. Un appuntamento nevralgico per il Paese che ogni anno segna il passo dei Governi e rispecchia la loro capacità di rispondere agli stimoli (positivi o negativi) del contesto economico e sociale. Quest’anno, come annunciato e ribadito a più riprese da Matteo Renzi, il “piatto forte” dovrebbe essere l’abolizione di Tasi e Imu prima casa. Una promessa da almeno 4,5 miliardi, cui bisogna aggiungere circa 22,5 miliardi (i calcoli sono della Cgia di Mestre) necessari per evitare l’aumento dell’Iva, il ritocco all’insù delle accise sui carburanti e per rispettare le disposizioni stabilite della Corte Costituzionale con le sentenze sulle pensioni e sul rinnovo dei contratti del Pubblico Impego. In sostanza stiamo parlando di almeno 27 miliardi di fondi da reperire a fronte dei quali appare quindi evidente che, al di là delle speranze su qualche bonus dall’Europa in materia di rispetto dei parametri di bilancio, ci dobbiamo attendere una bella sforbiciata alla spesa pubblica. La domanda che più ci interessa è se questa ennesima sforbiciata riguarderà anche la sanità.

venerdì 21 agosto 2015

Responsabilità medica e le proposte della Commissione del Ministero

E’ stato stilato e presentato il documento con le proposte della commissione consultiva sulle problematiche in materia di medicina difensiva e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, istituita dal ministro il 26 marzo e che ha concluso i lavori lo scorso 30 luglio. Quattro gli ambiti su cui la commissione ha proposto d’intervenire: Responsabilità civile, Responsabilità penale, Assicurazione e Rischio clinico. Come annunciato dal Ministro le proposte della commissione marceranno in parallelo al Ddl sulla Responsabilità professionale in lavorazione alla Camera dei deputati e al Dpr con le Regole sui Fondi assicurativi.
Responsabilità civile del medico: Prescrizione scende a 5 anni e onere della prova a carico del paziente.
La Commissione ministeriale propone di distinguere tra medico dipendente di una struttura sanitaria e medico libero professionista. Per il medico dipendente di una struttura sanitaria (ospedale o casa di cura, pubblica o privata) e per quello convenzionato la responsabilità professionale sarà di natura extracontrattuale, mentre per il medico libero professionista sarà di natura contrattuale. Per i medici dipendenti e convenzionati l’azione risarcitoria si prescriverà pertanto in 5 anni (non in 10) e l’onere della prova della colpa graverà sul paziente. Attualmente la giurisprudenza della Cassazione attribuisce al rapporto tra medico e paziente natura di rapporto contrattuale. Ne consegue che il medico risponde nei confronti del paziente per inadempimento contrattuale: la prescrizione dell’azione è quindi decennale ed opera la c.d. inversione dell’onere della prova (non è il paziente che deve dimostrare la colpa del medico, ma il medico che ha l’onere di provare in giudizio di aver agito senza colpa).

Saranno poi introdotti limiti all’azione di rivalsa da parte della struttura sul medico dipendente e nello stesso tempo si rivedrà il rapporto tra l’azione di rivalsa stessa ed il giudizio erariale della Corte dei conti, prevedendo che l’attivazione di quest’ultimo inibisca la prosecuzione della prima.

venerdì 14 agosto 2015

Quei maschi ‘drogati’ di palestra affetti da disturbi alimentari

Non è certo una notizia che desta scalpore, perché sull’esagerata cura del proprio fisico si è già detto molto, e spesso non certo in maniera positiva. Specie quando vedi un fisico scolpito, muscoli d’ordinanza in bella mostra, dalla ‘tartaruga’, al bicipite guizzante, passando per le spalle imponenti sorrette da un vitino da vespa. Merito di ore ed ore di allenamento certo. Ma, non ci possono essere dubbi, anche di generose dosi di ‘supplementi’ che il palestrato ingurgita avidamente, dietro ‘prescrizione’ del vicino di panca o del suo personal trainer.
Ma adesso, una ricerca presentata al congresso dell’American Psychological Association, propone di etichettare questa pratica estrema di ‘attrezzi-bibitoni’ come una nuova categoria di disturbi del comportamento alimentare, in quanto frutto di un complesso e profondo squilibrio nutrizional-psicologico.
In un’intervista rilasciata alla rete televisiva americana CBS News, Richard Achiro, della California School of Professional Psychology presso la Alliant International University di Los Angeles – sostiene dunque che “gli uomini ossessionati dall’aspetto fisico, spinti da fattori psicologici a raggiungere un livello di ‘perfezione’ fisica maschile, utilizzano farmaci e supplementi  in maniera esagerata e assimilabile ad un disturbo del comportamento alimentare.”

venerdì 7 agosto 2015

La proposta arriva dalla Toscana: “Istituire la figura del medico geriatra di Rsa”


Il grado di civiltà di un Paese si misura sotto diversi aspetti. Ad esempio dalla capacità di gestire e tutelare la vita degli anziani. Nei Paesi scandivani, ma anche in quelli anglosassoni e quelli alpini, la cura dei nostri cari giunti in età pensionabile diventa una priorità, per non parlare di quegli anziani colpiti da malattie croniche. Un sistema adeguato in difesa di chi ha contribuito in maniera determinante alla nostra crescita e che ora ha bisogno del nostro aiuto. Una dimostrazione di gratitudine, responsabilità e di sensibilità, in sintesi di umanità. E l’attenzione verso i senior si dimostra attraverso un’assistenza adeguata verso di essi.

venerdì 31 luglio 2015

Emergenza invalidità. Un italiano su quattro vive con invalidità e cronicità gravi. In tutto 13 milioni


Due anni fa, nel 2013, circa 13 milioni di persone con età maggiore ai 15 anni, sono risultate avere limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi. Complessivamente si tratta del 25,5% della popolazione residente di pari età. Per queste persone l'interazione tra condizioni di salute e fattori ambientali può tradursi in restrizioni dell'inclusione sociale. Tra le persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi, il 23,4% riferiva di avere limitazioni gravi, cioè il massimo grado di difficoltà in almeno una tra le funzioni motorie, sensoriali o nelle attività essenziali della vita quotidiana. Il numero di tali persone nella popolazione residente in Italia è stimato in circa 3 milioni.

venerdì 24 luglio 2015

Il Virus Hiv arretra dopo 12 anni senza terapie antiretrovirali, in un bambino francese

Primo caso al mondo di remissione prolungata per 12 anni in un bambino con infezione da HIV. Il caso riguarda una giovane donna francese di 18 anni e mezzo con infezione da HIV dalla nascita che è risultata in remissione virologica nonostante da 12 anni non avesse più assunto la terapia antiretrovirale. A comunicarlo è il Dottor Asier Sáez-Cirion dell’Istituto Pasteur di Parigi durante l’ottava Conferenza su HIV Patogenesi, trattamento e la prevenzione organizzato dalla International AIDS Society (IAS) dal 19 al 22 luglio a Vancouver, in Canada. 

venerdì 17 luglio 2015

Nel Lazio è vero allarme “alcool” tra i giovani

Che l’attuale sia un periodo di grande sofferenza per i giovani è un dato di fatto. Dopo l’overdose di effimero che ha nutrito gli adolescenti degli anni ’90 e duemila, il tentativo di raddrizzare una barca ingovernabile come è il cervello quando non ha il timone fermo non è per nulla semplice. Ad aiutare questo tentativo è arrivata, seppure in ritardo, l’attuale crisi che ha portato molti a rimettere piede sulla terra. Ma per risistemare il tutto dubito che ci si possa attendere grandi miglioramenti già nei prossimi anni, sempre sperando che i danni causati non siano ormai irrisolvibili. Per analizzare lo stile di vita, l’assetto psicologico e il consumo di bevande, la Fondazione Italiana Ricerca in Epatologia (FIRE – Onlus) ha elaborato e somministrato lo studio ‘Alcol e giovani’ sull’impatto dell’alcol negli adolescenti nella regione Lazio, che ha visto coinvolto un campione di 2700 ragazzi iscritti ai Licei di Roma, Frosinone e Latina di età compresa tra i 14 ed i 19 anni. Alimentazione ipercalorica, ricca in grassi e povera in fibre, uso inadeguato di bevande alcoliche sia per quanto riguarda la quantità di etanolo che la modalità di assunzione: così stanno diventando le abitudini degli adolescenti in Italia negli ultimi decenni.
Il progetto è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione Roma, da sempre attiva nel settore della Sanità e della ricerca scientifica su più linee di intervento, dalla ricerca in campo medico a quella in ambito socio-economico.